mercoledì 27 gennaio 2016
Polpette di pane
Di necessità virtù: oggi un detto, ieri realtà.
Un tempo, quando si viveva con poco e quel poco era tutto, si attribuiva grande importanza anche ad una briciola di pane raffermo...se ne rimaneva.
La polpetta di carne era un lusso, ma chi non poteva permettersela non era sopraffatto dallo scoramento, anzi, prendeva la polpetta al balzo per dare forma a un desiderio di appagamento del corpo e dello spirito e se la carne non c'era poco importava, perchè c'erano la nonna, la mamma o la zia che, in carne ed ossa, preparavano le polpette di pane, con formaggio, verdure o quel che passava la dispensa.
Una bella invenzione ereditata dai nostri bisnonni, che di estro in cucina (e non solo) ne avevano a piene mani!
Polpette di pane, un pasto completo a tutto "tondo".
"Con la partecipazione": Per 16 polpette
150 gr di pane raffermo (il mio autoprodotto di farro integrale con lievito madre)
180 gr di latte
50 gr di pangrattato (Il mio autoprodotto. Quantità che varia a seconda della *consistenza dell'impasto)
40 gr di farina (io di orzo integrale macinata a pietra)
50 gr di parmiggiano grattugiato
1 uovo
2 cucchiai di olio extravergine d'oliva
pepe
sale
Per il ripieno:
80 gr di stracchino
Per il brodo:
2,5 litri di acqua
1 carota
1 costa di sedano
1 patata piccola
1 pomodoro
1 cipolla
1 ciuffo di prezzemolo
Per la crema:
280 gr di topinambur
1 porro
4 cucchiai di olio extravergine d'oliva
sale
per decorare: semi di papavero
prezzemolo o erba cipollina a coriandoli
"Mettiamo le mani in pasta":
Ridurre il pane a cubottini di un paio di cm, trasferirli in una ciotola, versarvi il latte, lasciare in ammollo per mezz'ora, spappolarlo con le mani, dovesse tuttavia risultare grossolano, trasferire la poltiglia in frullatore e frullare, riporre il tutto nella ciotola.
Aggiungere l'uovo precedentemente sbattuto leggermente, amalgamare, incorporare il parmigiano, il sale e il pepe, mescolare.
Unire poco per volta la farina sempre continuando a mescolare l'impasto.
*E' bene aggiungere il pangrattato in piccole manciate per volta, poichè la quantità potrebbe variare di una manciata in più o in meno rispetto alla quantità indicata, fino ad ottenere un composto facilmente lavorabile, che non sia molto secco o al contrario molto molle.
Prelevare delle quantità d'impasto grandi quanto una pallina da ping pong, appiattire leggermente la parte centrale ottenendo un incavo nel quale inserire un pezzetto di stracchino (preferibile dividere preventivamente il formaggio in 16 pezzetti più o meno uguali).
Chiudere la polpetta ripiegando i lembi, sigillare e modellare roteandola delicatamente tra le mani.
Posizionare le polpette su un vassoietto, coprire con un panno o con della pellicola.
Lavare e pulire tutti i vegetali per il brodo, eventualmente sezionarli a tocchi grandi, porre su fiamma una capiente pentola con l'acqua, al bollore tuffarci i vegetali e lasciarli lessare fin quando nella patata e nelle carota sarà possibile infilzarci i rebbi della forchetta. Coprire.
Pelare i topinambur, essendo bitorzoluti è consigliabile sbucciarli lentamente per evitare di scarnire meno polpa possibile, sciacquarli e affettarli sottilmente.
Pulire il porro: eliminare la radice e le prime due camicie, affettarlo a rondelle, trasferirlo in padella, versare l'olio, soffriggere per un paio di minuti, aggiungere il topinambur, lasciar cuocere per qualche minuto dopodichè versare 4-5 mestoli pieni di brodo vegetale continuando a cuocere su fiamma media, per circa 40 minuti ancora, rimestando di tanto in tanto, salare qualche minuto prima che la cottura sia terminata.
Sarà pronto quando il topinambur risulterà morbido.
Ancora caldo, trasferire il tutto in un boccale o in un pentolino alto e con un frullatore ad immersione ottenere la crema, in mancanza di quello ad immersione andrà benissimo il classico frullatore con bicchiere.
Nel frattempo sottrarre i vegetali dal brodo, riaccendere il fornello e riportare ad ebollizione, tuffarci le polpette 8 per volta in 2 step, cuocere per circa 15 minuti, prelevarle con la schiumarola.
Versare qualche cucchiaio di crema in ogni piatto, trasferirvi su le polpette, decorare con erba cipollina o prezzemolo e semi di papavero.
Che il sole vi baci!
lunedì 25 giugno 2012
Polpo "arricciato"...e cetrioli
Storia di una conducente di autobus che credeva d'esser Schumacher.
La bellezza di 40 minuti davanti alla fermata dell'autobus, di cui 30 di ritardo, finalmente, solo dopo essermi ripetutamente affacciata sul ciglio della strada con la speranza che arrivasse, scorgo in lontananza l'atteso mezzo.
Non faccio in tempo ad accomodarmi su uno dei sedili, che il bolide parte a tutto spiano, l'autista nelle vesti di Schumacher, per il copioso ritardo causato da imprevisti sulla strada, spinge a tavoletta l'accelleratore.
Mi assale la voglia di scendere alla prima fermata, mi rendo conto dell' irrealizzabile idea vista l'ingente distanza che divide il punto di partenza da quello di arrivo, stringo i denti e non solo...recitando un rassicurante mantra che mi accompagna fino alla prima fermata utile.
Scendo dal bus con tutta l'aria di un polpo "arricciato", ma soddisfatta di portare a braccetto una shopper piena di freschissimi e profumati cetrioli acquistati un soffio prima, di perdere l'autobus precedente a quello guidato dall'estemporaneo Schumi!
(Ricetta tratta da: Guidacucina 1984)
2 grossi cetrioli
300 gr di ricotta (io di mucca)
5 cucchiai di panna (io parmigiano)
mezzo cucchiaino di paprica dolce (io abbondante)
1 rametto di menta
2 pomodori rotondi
olio evo
sale
pepe
"Mettiamo le mani in pasta" :
Sbucciare i cetrioli e ricavare da ciascuno 4 tronchetti.
Con il cavatorsolo (va benissimo anche un coltello) privarli dell'anima centrale con i semi, (facendo attenzione a non tagliare la base) poi allargare leggermente la cavità, salarli internamente e metterli "in piedi" per mezz'ora a perdere acqua su un setaccio.
Mettere la ricotta in una ciotola, lavorarla con un cucchiaio di legno per renderla cremosa, unendovi pian piano, a filo, la panna, la paprica, la menta lavata e tritata, sale e pepe.mescolare bene.
con il composto farcire i tronchetti di cetriolo (ho usato la sac a poche con beccuccio a stella)
Lavare e tagliare a fettine i pomodori, adagiare le fettine su un piatto e condirle con olioe sale, posare su ciascuna fettina i tronchetti di cetriolo.
A mia fantasia li ho farciti anche con del pesto mescolato alla ricotta (SUBLIMI!)
La quantità degli ingredienti che seguono è per 2 cetrioli di media grandezza
Per il pesto:
10 foglie grandi di basilico
20 pinoli
1 spicchio d'aglio
2 cucchiai di olio extravergine d'oliva
2 cucchiai di parmigiano
pepe
sale
Frullato il tutto, mescolato a 120 gr di ricotta fresca di mucca, farcito i cetrioli.
Che il sole vi baci...a presto!
lunedì 11 giugno 2012
Una cotta per la ricotta
La ricotta è un alimento di estrema versatilità, una sorta di passepartout culinario, è perfettamente accostabile al salato piuttosto che al dolce, all'acidulo o all'amarognolo.
Formaggi e latticini mi piacciono, ma di qui a dire che mi facciano impazzire, è un tantino esagerato, per questo non riesco tutt'oggi a capire come la ricotta, latticino per eccellenza, da sempre mi piaccia in maniera smodata!!! Direi proprio d'essermi presa una cotta per la ricotta!
Salverei le ottomila ricette a base di ricotta che leggo in rete, non basterebbe però una vita per realizzarle tutte! Cosi finisce che il puntatore scivoli in una banda azzurra selezionando le ricette prescelte.
Come questa, che definirei: L'apoteosi della ricotta! Quest'ultima infatti, è perfino impiegata nella "sfoglia", mi ha incuriosita giustoappunto questa variante d'impasto.
Ringrazio "i viaggi del goloso" per averla condivisa.
Io che la ricotta la spalmerei anche come crema idratante, come avrei potuto lasciarmela sfuggire???
Nella ricetta originale sono state proposte delle crostatine monoporzione, io ho preferito invece realizzarne una più grandicella, di conseguenza ho dovuto modificare le dosi degli ingredienti, ho usato farina integrale bio al posto della 00, inoltre ho lievemente personalizzato la farcia dove ho aggiunto basilico e pinoli al posto della maggiorana omettendo le rondelle di wurstel.
Per la ricetta originale cliccare qui
Riporto di seguito le mie dosi: per una tortiera di 20 cm di diametro con bordo alto 4 cm
"Con la partecipazione di":
per la "sfoglia":
130 gr di farina integrale bio
60 gr di ricotta
3 cucchiai di olio evo
acqua qb per ottenere un panetto morbido e lavorabile ma non appiccicaticcio
1 pizzico di sale
per il ripieno:
600 gr di ricotta
2 uova di galline felici
2 manciate di parmigiano gratt
20 foglie grandi di basilico
25 gr di pinoli
1 grattugiatina di noce moscata
1 pizzico di sale
"Mettiamo le mani in pasta":
Versare la farina in una ciotola, praticare un'incavatura centrale ed aggiungere la ricotta, dalla quale avremo preventivamente sottratto gran parte del siero, l'olio e il sale, cominciare ad amalgamare il tutto versando a poco a poco dell'acqua, fino a formare un panetto omogeneo, lasciare riposare l'impasto.
Preparare nel frattempo la farcia.
Tagliuzzare il basilico, (ho messo le foglie in una ciotolina e con l'aiuto delle forbici da cucina, ho ridotto il basilico in piccoli pezzi).
Porre in una coppa la ricotta passata al setaccio, aggiungere il resto degli ingredienti ed amalgamare bene.
Tirare con il mattarello la sfoglia, il cui spessore dovrà misurare circa 1 cm, adagiare nella tortiera foderata di carta da forno, riempire con la farcia, livellare con il dosso di un cucchiaio, rifinire con un coltello il bordo di pasta, infornare a 180° per circa 35 minuti, se nel frattempo la superficie dovesse cominciare a dorarsi troppo, continuare la cottura coprendo con un foglio di carta stagnola. (Ricordo di adeguarvi al vostro forno per i tempi di cottura).
Che il sole vi baci...a presto!
giovedì 9 dicembre 2010
I will return
Si, latito...latito dai vostri blog e marino il mio.
Affetta da un'incalzante forma di "lucignolite", complice, una temperatura primaverile off-season, foriera di un freddo polare, lo sento! Anche le stagioni ormai folleggiano^_^ (ieri c'era un vento caldo e secco, 25°!!! Meraviglia ).
Mi risulta difficile pigiare lo start del pc, se non per la lettura della posta elettronica, una controllatina al meteo, cosucce cosi. Ho deciso ordunque, di assecondare il Lucignolo che è in me, cogliendo un perioduccio di pausa, :-( già sento che mi mancherete!!! Non escludo tuttavia di passare a farvi visita, spunterò come un funghetto ^_* ho un bel pò di ricettine da mostrarvi...vi auguro di trascorrere gioiosamente le vacanze in arrivo!
Vi voglio bene!
Che SORPRESA!
Ero li li per postare, quando ho letto un commento affettuosissimo da parte della mia stellina adorata, colmo di felicità relativo alla vincita del contest "Inventa...Mela" di Stefania, nella categoria dei primi piatti!!! "Jaozi" Oddio sto a svenì!Un enorme GRAZIE a Stefania per aver ideato questo delizioso contest ed altrettanto gigante RINGRAZIAMENTO a Genny de "Al cibo commestibile" per aver scelto la mia ricetta, sono onorata!
Un GRAZIE a tutti i membri della giuria e congratulazioni a tutte le vincitrici!
Altri ringraziamenti ^_^
Ringrazio di cuore la bravissima Coccinelle del blog "Coccinellepazze" (visitate il suo creativissimo blog), mia compagna di swap, indetto dalla dolce Soribel, per avermi donato una deliziosa pochette da usare come portatutto, il tutorial per realizzare della medesima pochette, un grazioso puntaspilli a forma di cuore, delle spolette di seta *_* ed ancora un nastrino in raso di un bel verde brillante.
Lei è bravissima! Una professionista.
Ricetta tratta da: 'Vegetariani in cucina' Novembre 2010
"Con la partecipazione di" : ingredienti per 6 persone (a me ne sono uscite 40 polpette)
400 gr di soia in granuli ( io 300 e menomale!!! Era pure tanta!)
1 porro (io 4 cipollotti)
1 spicchio d'aglio
1 cucchiaio di grana grattugiato (io 2)
1 uovo di gallina felice
2 rametti di prezzemolo
1 cespo di radicchio rosso
100 gr di pistacchi non salati
olio evo
sale e pepe nero
"Mettiamo le mani in pasta" :
Bollire la soia in acqua salata, scolare e lasciarla raffreddare (l'ho messa in uno scolapasta).
Pulire il porro dalle radici, dalle foglie verdi e dalla pellicola che lo ricopre.
Lavarlo e tritarlo finemente. Togliere il torso al radicchio, sfolgliarlo, lavarlo e affettarlo a striscioline sottili.
Versare 2 cucchiai di olio in un tegame antiaderente, rosolare l'aglio sbucciato e affettato, unire i porri e il radicchio per 10 minuti.
Salare e lasciar raffreddare.
Trasferire la soia in una bacinella (l'ho prima strizzata con le mani ben benino), aggiungere una parte delle verdure rosolate, il formaggio, il prezzemolo (tritato) e l'uovo intero. Aggiustare di sale e pepe e impastare bene con le mani in modo da amalgamare perfettamente gli ingredienti. Nel caso l'impasto risultasse troppo morbido, aggiungere un pizzico di pan grattugiato (ne ho aggiunti 5 cucchiai).
Preparare delle polpettine con le mani umide. Adagiarle in una teglia foderata con carta da forno, cuocerle in forno caldo a 180° per circa 20 minuti, girarle a metà cottura (i tempi di cottura variano a seconda della grandezza delle polpette). Aggiungere i pistacchi tritati alle verdure rosolate rimaste nella padella, scaldarli insieme e disporre il trito misto sulle polpette cotte.
Che il sole vi baci...a presto!
domenica 2 maggio 2010
Antipasto
Lampascioni € 0,80 (lo scontrino presenta il costo di due prodotti, quello cerchiato di rosso, appartiene ai lampascioni)
uova (vedi dessert) confezione da quattro € 1, 75, ne ho utilizzate due=
€ 0,875
erba cipollina disidratata (spezia da non calcolare)
curry (spezia da non calcolare)
3 foglie di mentuccia (della mia piantina)
sale (da non calcolare)
olio evo (da non calcolare)
TOT= € 1.675
"Con la partecipazione di" :
2 uova bio
200 gr di lampascioni (cosa sono? Clicca qui)
1/2 cucchiaio di erba cipollina disidratata
1 cucchiaino raso di curry
3 foglie di mentuccia
1 pizzico di sale marino integrale per l'acqua di cottura
1 pizzico di sale marino integrale per la pastella
"Mettiamo le mani in pasta" :
Pelare i lampascioni, sciacquarli sotto acqua corrente, avendo cura di eliminare ogni traccia di terra.
Lessarli in acqua bollente e salata per circa 40-45 minuti, scolarli ben bene e schiacciarli con una forchetta.
In una ciotola sbattere le uova ed aggiungere i lampascioni, l'erba cipollina, il curry, la mentuccia sminuzzata, amalgamare.
In una padella antiaderente, versare olio quanto basta per coprire la superficie ed anche più, lasciarlo scaldare, versare la pastella a cucchiaiate, friggere le frittelle da ambo i lati, posarle su di un grande piatto con della carta assorbente.
A presto!!!
Con questa ricetta, partecipo all'originale gioco: "Cena gourmet per due a 15 €" di Giulia de: "Rossa di sera"
lunedì 16 novembre 2009
I miei aMici e non solo...
Un micino selvatico, abitante di un parcheggio per camper, non avendo un nome, abbiamo pensato di chiamarlo
“Soffio” ;-) leggete perché.
La nostra conoscenza, è avvenuta grazie ad una scia fluttuante nell’aria intrisa di odor di frittata.
Era seduto cosi come in foto, dietro la porticina del camper, gli abbiamo offerto un po’ di frittatina in cambio di qualche carezza, ma schivo e titubante, scappava ogni volta che tentavo di carezzarlo talvolta anche soffiando, come facevo a fargli capire che avrei voluto coccolarlo all’infinito? Una tenerezza simile è irresistibile!
A far compagnia a Soffio c’era Toppa, cosi chiamata da noi poiché le macchie sul suo manto, sembravano toppe.
Anch’essa selvaggia, ma al contrario del piccolo si faceva coccolare, anzi chiedeva d’esser carezzata. Morbidissima e mooolto ruffiana un frrr frrr continuo, s’era creata una sorta di simbiosi tra lei e me, più faceva le fusa e più la carezzavo, mi sentivo quasi ipnotizzata.
Al bagnaccio, abbiamo stretto amicizia con varie persone tra cui due sorelle Giovanna e Richetta.
La simpaticissima Giovanna, una signora svizzera di origine italiana, davvero particolare ed originale, usava viaggiare sola con il suo Valentino (il camper) a volte accompagnata da sua sorella Richetta di una dolcezza unica.
In seguito, abbiamo scoperto che c’era un'altra piccola amica di viaggio con loro: Giacomina una deliziosa cricetina spesso accomodata nel taschino di una camicia.
Nel corso di una allegra chiacchierata, Giovanna espresse il desiderio di voler adottare un cane da poter portare con se sempre.
Una mattina le due sorelle intenzionate, partirono alla ricerca di un canile dove poter trovare un cucciolo.
Il loro rientro avvenne dopo qualche ora.
Aprendosi la porta di Valentino, apparve un concentrato d’amore, Giovanna con in braccio un batuffolo dall’aspetto indifeso, i due già in perfetta sintonia, bastò poco perché la piccola si ambientasse.
Già dimenticavo...il suo nome?… GAIA, Giovanna ha scelto di chiamarla come me, ispirata, dalla simpatia che nutriva nei miei confronti...che onore! Non vi dico quando la chiamavano, chi a destra chi a sinistra, mi sentivo interpellata anch’io, gli altri divertiti sorridevano.
Qui Gaia e Giacomina che diventano buone amiche…
Queste tre piccole pesti affettuose, sono le cagnette di Amerigo ed Anna, una coppia di signori carinissimi.
I loro nomi: da destra Lady, Chanel, Lulù, soprannominata da me Clà che sta per clacson, nel mini video scoprirete perché ;-)
Quando Anna ed Amerigo si assentavano, le bambine facevano da guardia, bastava un viso sconosciuto nei pressi del camper a scatenare in Lulù la sindrome d’antifurto.
Credetemi era un vero spasso, d’improvviso sentire quel suono, che provocato da una birichina cosi,
non infastidiva affatto anzi divertiva davvero tutti!!!
Lui è Gigi, il coniglietto di Mirca e Giampi.
Inusuale vedere un coniglio al guinzaglio, Mirca lo portava a spasso sui prati e non poteva sguinzagliarlo, rischiava di perdersi o finire tra le zampate di qualche cane scapestrato, in compenso però il guinzaglietto era allungabile, in modo che Gigi si sentisse libero, saltellando ritmava il dlin dlin del campanellino che portava al collare.
Ogni volta che lo vedevo, irresistibile era la voglia di andargli incontro, stropicciarlo di baci.
Le orecchie parevano dei lembi di ciniglia, il codino un soffice e candido pom pom.
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Cuoricini di frittata ceci e ricotta
“Con la partecipazione di”: dosi per 2-3 persone
3 uova biologiche
2 cucchiai abbondanti di ricotta fresca di mucca
1 pugno di ceci secchi
1 pizzico di noce moscata
1 manciata di parmigiano grattugiato
1 pizzico di sale marino integrale
1 pomodoro
Prezzemolo
aglio
Olio d’oliva per friggere
“Mettiamo le mani in pasta”:
Mettere a bagno i ceci la sera prima con un po’ di bicarbonato (o se preferite potrete utilizzare quelli già cotti).
Il giorno seguente, sciacquarli e porli in una casseruola contenente acqua la cui quantità, sarà il triplo di quella dei ceci, aggiungere prezzemolo, pomodoro, aglio, cuocerli a fiamma medio bassa.
A cottura ultimata, trasferirli in un piatto e schiacciarli con una forchetta, aggiungere la ricotta e mescolare.
In una ciotola sbattere le uova, aggiungere il composto di ceci e ricotta e condire con sale, noce moscata e parmigiano.
Mescolare e versare in una padella antiaderente unta d’olio.
Proseguire come per una normale frittata.
Ultimata la frittura, chi vorrà, potrà ricavare i cuoricini con un apposito stampino.
mercoledì 29 aprile 2009
Peppino & Titina
Adoro gli animali.
Quello che mi piace di più? L’aragosta!!!
Skerzi a parte!
Per metà della mia vita ho convissuto con “Peppino” e “Titina” due “meticci originali” .
Da bambina Il mio più grande desiderio, è stato quello di poter gioire con un amico a 4 zampe, riempirlo di coccole, correre sui prati, lungo le spiagge, addormentarsi l’una accanto all’altro.
Un amico con cui condividere momenti indimenticabili.
Ricordo che sovente, chiedevo ai miei genitori, se fosse arrivato il momento giusto per poterne ospitare uno.
Mia madre, mi ribadiva che sarebbe successo tutto spontaneamente, e che in men che non si dica avrei finalmente coronato il sogno.
Un pomeriggio, uscì con i miei genitori, per una passeggiata tra le campagne.
Mi divertì ad osservare curiosi insetti, sporcarmi di terra, esplorare in ogni dove…
Arrivò l’ora del rientro a casa, tutti in macchina verso il ritorno.
Sulla via, mia madre scorse in un vialetto, una casetta recintata, oltre il cancello d’entrata, accovacciata una cagnolina con intorno dei cuccioli.
Fermò di colpo mio padre alla guida, attirando la mia attenzione, incuriosita diressi lo sguardo in quella direzione.
Ci avviammo a piedi verso il cancello.
I miei occhi, sgranati ed increduli, si distrassero un attimo dalla tenera scena, per incontrare lo sguardo dei miei genitori e cercare in loro la tanto attesa risposta.
Sull’uscio della casetta, un signore, avvicinandosi al cancello, esclamò :”Belli vero?
Purtroppo non posso tenerli tutti, ormai sono grandicelli… vedrò di sistemarli…”.
Colsi la palla al balzo, entusiasta, chiesi a mia madre e mio padre, se fossero d’accordo ad adottarne uno… cosi fu.
Erano tutti carini, tanto teneri, occorreva fare una scelta!
Indecisa come dinnanzi ad un cesto di caramelle tutti frutti, pensai di lasciar al caso la decisione, il primo che si fosse avvicinato a me, sarebbe stato il benvenuto …
Un batuffolo bianco a forma d’orsetto, con due bottoncini neri a fargli da occhi, lasciò il gruppo dei fratellini e gatton gattoni, s’avvicinò nei pressi di noi bipedi, che silenziosi sghignazzavamo per i suoi buffi atteggiamenti…La scelta fu fatta!
Peppino cresceva felice e nelle varie passeggiate, incontrava tanti amici a due e quattro zampe. Una di essi, dolce, timida e schiva: Titina, trovatella già adulta, i cespugli di una piazza pubblica, la sua casa.
Tra Peppino e Titina, ci fu una positiva sensazione a pelo.
Divennero molto amici, a volte lei, ci accompagnava fin sotto casa, restava seduta sul marciapiede come una statuina, con lo sguardo verso Peppino, col musetto tra le sbarre del balcone .
Giorni e giorni la stessa scena.
Per qualche mese fu ospite in macchina, poi si fidanzarono ufficialmente e… convissero (in casa). Nacquerò cosi, dei cuccioli meravigliosi e bizzarri, viste le caratteristiche somatiche e la diversa taglia dei genitori.
Dopo lo svezzamento, durato 2 mesi, furono adottati da persone amorevoli e affidabili.
Anni assieme, in perfetta simbiosi, lui 18 anni e lei circa 16… la vecchiaia inesorabile sopraggiunse, posando le ali su Titina, che volò dolcemente verso prati azzurri infiniti.
Qualche anno dopo, anche Peppino la raggiunse.
Accuditi ed amati fino all’ultimo sospiro!!!
Quando quella bambina, ormai donna volge lo sguardo al ciel, con gli occhi della fantasia, in alcune nuvole curiosamente sagomate, vede i suoi amici a quattro zampe che passano a salutarla…
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Sami e Franco, sono sempre tanto carini ed ogni volta che tornano da un viaggio, ci portano per ricordo, dei prodotti tipici dei posti in cui sono stati.
In questo caso, i datteri della Tunisia e, passando dalla Sicilia un'enorme melanzana.

Vena creativa
“Con la partecipazione di” :
1 melanzana grande
½ testolina d’aglio
Olio evo
Aceto bianco
6 foglioline di mentuccia fresca
Pepe
“Mettiamo le mani in pasta”
Privare la melanzana della buccia.
Tagliarla a fette non troppo sottili, porle su una piastra di ghisa ad arrostire.
Alla fine del lavoro, trasferire le melanzane in una coppa e condirle con aglio tritatissimo, olio abbondante, un goccio di aceto, un pizzico di pepe e mentuccia sminuzzata grossolanamente con le mani.
Far insaporire per una mezz’ora, servire.

Mezzelune farcite con datteri, noci e cannella
“Con la partecipazione di” :
250 grammi di farina 00
100 grammi di burro
60 ml di acqua ghiacciata
Per la farcitura:
250 grammi di datteri freschi snocciolati
80 ml di acqua
70 grammi di noci sminuzzate
“ Mettiamo le mani in pasta”
Versare la farina in una insalatiera di vetro.
Unire il burro ammorbidito e gradualmente aggiungere l’acqua fredda.
Mescolare fino ad ottenere un impasto sodo.
Lavorarlo con le mani su una superficie infarinata, per 5 minuti circa.
Quindi, coprire la pasta con un panno umido e lasciatela riposare per circa mezz’ora ora in frigo.
Trascorso il tempo necessario, stendere in una sfoglia sottile , la pasta con un mattarello infarinato, poi con uno stampino rotondo, ( che potrebbe essere anche un bicchiere) ricavare da essa tanti dischetti del diametro di 7 cm circa ciascuno.
Preparare la farcitura:
in una pentolina, mescolare i datteri snocciolati e sminuzzati, con l’acqua, cuocere a temperatura sostenuta, per 5 minuti circa, fino a quando non si saranno ammorbiditi.
Dopodichè, aggiungere le noci sminuzzate e la cannella in polvere.
Mescolare il tutto e lasciar raffreddare.
Porre al centro di ogni dischetto di pasta, un cucchiaino di ripieno, inumidire con il dito bagnato d’acqua metà bordo interno del dischetto, in modo che sovrapponendosi all’altra metà, non si stacchi.
Richiudere a mezzaluna, sigillando bene i bordi pressando con le dita.
Riporre le mezzelune su una placca da forno rivestita di carta da forno, cuocere a 170°, per 25 minuti circa. Far intiepidire e spolverizzarle di zucchero a velo.
(Tratto da un vecchio giornalino di cucina: "guida dolci" £1500)
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Premi, le coccole virtuali :-)
Ringrazio le dolcissime amiche Lidia e Chiara... mi coccolano tanto :-)
Questo è un altro bellissimo premio che mi hanno donato.
Grazie tesore!
Coccolo anch'io:
Lo passo a tutti i compagnottelli elencati sulla mia blogroll.
Ringrazio di cuore Alexs, Giò, Alessandra, per avrmi donato quest'altro premio...Troppo carine!
Se ho dimenticato qualcuno...Perdonatemi!
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Vi ricordo il mio concorso a premi!
Partecipate!!!!!!!!!!!!!!!
Grazie!

martedì 21 aprile 2009
Domeniche campagnole e premio...
Grazie Lidia!
Lo passo con piacere a: Dida come dono per il suo compleanno, tanti Auguri dolcezza!!!
A Luca&Sabrina, Francesca e Fiorella, Elle, Lo, Milla, Astrofiammante, Alessandra, Margherita, Valentina, Lunetta, Maya e Daffy.
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Le domeniche d’inverno, son trascorse nell’abbraccio di un plaid, una mano nella mano, il tepore di una tazza di tè e le dolci coccole di biscotti e crostate.
Guardando assorti, films di ogni genere e un pisolino vagante, che di tanto in tanto, si posava dolcemente sugli occhi,
come piuma che cade leggiadra.
Ormai il letargo è finito, il plaid ritorna nella cassa panca e quella mano nella mano, è in primo piano davanti ad uno sfondo di verdi prati fioriti
e cinguettii di uccellini
allegri e amoreggianti…
Dopo una classica panzata domenicale, urge un’ obbligatoria passeggiata digestiva, che addormenti l’idea di abbandonarsi in un sonno perdi-conoscenza, di quelli che ti rapiscono anche seduta su d’una sedia anatomica..Non è igienico! No! dopo un pranzo simile!
Cosi Pagnotto ed io, di domenica in domenica, ci dirigiamo con Figo , verso piccole gite fuori porta, nelle profumate campagne dell’alta murgia.
Passeggiamo e uniamo l’utile al dilettevole, cogliendo asparagi selvatici di qua e di la.
In borsa l’inseparabile acciuffa-emozioni:la macchina fotografica.
Tra un asparago e l’altro, mi perdo ipnotizzata tra i colori dei fiori, che ammaliatori ed esibizionisti, fluttuano al delicato vento, i loro petali e in pose naturali farsi immortalare..
Una carezza d’aria sul grano appena germogliato, l’odore della terra, uomini a cavallo, l’abbaio lontano di un cane, pioggerellina intermittente, ronzii di api orientate dai colori dei fiori.
Le nostre distanze si alternano disordinatamente, incontrarsi per caso e tra un bacio e un dolce sguardo, curiosi, cogliamo l’occasione per ammirare il raccolto dell’altro.
Emozioni "acciuffate"





Immaginiamo di già, come poter deliziare il più naturale possibile gli asparagi.
Assaporarli senza camuffarne la veracità con altri ingredienti, anche perché in camper la dispensa fa pendant col colore dei suddetti vegetali…
Un superstite pacco di riso basmati, rimasto in “bianco” dopo l’ultimo viaggio a Viterbo, si è immerso al volo in pentola…


Prima domenica: asparagi e riso basmati al vapore
1 tazza grande di riso
asparagi selvtici
2 tazze d'acqua
"Mettiamo le mani in pasta" :
In una pentola, versare il riso e l'acqua, coprire e porre su fuoco medio basso, non scoprire e ne mescolare.
Passati 8 minuti, aggiungere gli asparagi precedentemente lavati sotto acqua corrente ed eventualmente spuntati.
Continuare la cottura per altri 8 minuti.
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Era da tanto che volevo provare quest’abbinamento…Ricordo che un po’ di anni fa, una mia amica me ne parlò, ho conservato nella memoria il ricordo e tirato fuori in questa occasione!
Mi è sempre stato detto che: “la morte dell’asparago e l’uovo al tegamino”
Altro che morte! Direi buono da vivere!
Seconda domenica: uova al tegamino e asparagi
2 uova
asparagi selvatici
"Mettiamo le mani in pasta" :
Porre sul fuoco una padella antiaderente.
Aspettare che si scaldi il fondo, aprire le uova e versarle in padella, aggiungere gli asparagi precedentemente lavati e scottati qualche minuto.
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Tornati dalla passeggiata campagnola, con il mazzolin d’asparagi, ci è venuta un’insolita idea…
...era quasi ora di cena 18, 45.
Mah... sapete, quando si respira aria salubre, ti ritrovi sempre l’appetito a portata di stomaco.
Vi dico solo che, avremmo mangiato gli asparagi, anche crudi…
Ci siamo fermati in una pizzeria, già bazzicata parecchie volte.
Il pezzo forte, focaccia fantastica, da poter farcire con la mortadella e gustosissime pizze, tutto cotto in forno a legna!
Di quelle pizzerie molto free, un po’ fai da te.
Abbiamo osato e gentilmente chiesto al pizzaiolo, se avesse potuto prepararci due pizze margherita,
Lui sorridendo ha annuito…
Terza domenica: pizza improvvisata, pizzaiolo disponibile e asparagi

